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Professionista di Mandas evade il Fisco per oltre 70mila euro


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Storia

MANDAS, anticamente MANDARAS, terra antica e considerevole della Sardegna nella provincia e prefettura d’Isili, e nell’antico dipartimento di Seurgus nel regno cagliaritano. È capoluogo di mandamento, ed estende la sua giurisdizione sopra Seurgus, Donnigala, Gesico, Goni.

La sua situazione geografica è nella latitudine 39° 39' e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari di 0° 1' 30". Nel centro del paese l’altezza sul livello del mare fu dal gen. La-Marmora calcolata di metri 476.52.

Le case sommano a cinquecento cinquanta raccolte in molti corpi fra contrade non molto irregolari e quasi tutte selciate. Il suolo del paese è piano quasi orizzontalmente, e solo si obbliqua appena sorgendo in un solo rione. Le contrade principali sono cinque, e prima fra queste quella parte della nuova strada provinciale del-l’Ogliastra che la traversa. Vi sono tre piccole piazze.

Il piano, su cui abbiam notato il paese, è nella sommità d’una parte del gran terrazzo meridionale, al quale appartenevano i grandi pianori del Sarcidano e di monte Alùssara, o Cardìga, con i prossimi di Escalaplano, di Pauli-Gerrei, di Orroli, Sadali, Nurri ecc. Da ciò arguisci quanto quell’aria sia ventilata da tutte le parti, sebbene più liberamente nella linea di ponente-levante, e quanta la variabilità termometrica. Il calore estivo è piuttosto mite, ed è ancor mite il freddo nel-l’inverno, ondechè la terra non resta per molti giorni coperta di nevazzo. Le pioggie sono scarse come nelle altre basse regioni dell’isola, e le nebbie non frequenti. Nel paese erano poche sorgenti di miasmi a infettar l’aria; poi negli scavi che si aprirono per trarne i materiali alla costruzione della suddetta strada provinciale si raccolse l’acqua e si formarono molte paludette, dalle quali ne’ grandi calori è viziata l’atmosfera. Anche da’ prossimi luoghi insalubri fanno i venti ridondare in questo paese quelle pessime esalazioni.

L’area territoriale de’ mandaresi si può computare di circa 9 miglia quadrate.

Il detto piano gonfiasi qua e là in piccole colline e in una sua parte a poco più d’un miglio dal paese nella regione detta Sizzileddu trovasi un marmo nero di molto pregio, del quale fu formata la gradinata e balaustrata del presbiterio, il pulpito e altri oggetti della parrocchiale. Il dottore Federico Gessa, rettore di Mandas, fece eseguire a sue spese molti lavori di questo marmo, il quale, mercè le cure indefesse di questo pastore, è già conosciuto nell’isola.

Trovansi pure nel territorio un marmo di color bianco, ma non molto fino. Un suo pezzo fa la base alla statua della giudicessa Leonora nel giardino pubblico di Cagliari. Le roccie per la calcina sono molto frequenti.

Nello stesso territorio si riconobbe uno strato di lignite fragile.

Sono nel Mandarese molte sorgenti, e più considerevoli delle altre sono quelle che dicono di Sizzileddu, di Montiua, di Mizzalettera e dell’Acquabona, dalle quali bevono gli abitanti.

A un grosso miglio dal paese nella regione che dicono Calàvigrus scaturisce un rivolo e scorre alla regione di Tupperi, e poi radendo i territorii di Seurgus e Suelli si ingrossa verso la regione di Santa-Liana, e quindi diretto verso libeccio va a gittarsi nel Caralita presso Decimo-manno. Un altro ruscello di poca considerazione formasi in questo territorio, nella regione di Pauli-Antas, il quale cresciuto in alcune fonti traversa Segario, ed entra nel Caralita presso Furtei. In queste acque non si prendono che poche anguille.

Mancano i ghiandiferi e vedonsi molto rari i fichi selvatici, gli olivastri, i perugini, i pioppi, l’olmo. Il lentisco non è frequente, e però è poco l’olio che si estragga dalle sue coccole.

I selvatici che trovansi in questa regione sono delle specie minori. I cacciatori fanno gran preda di pernici, merli, tordi, tortore e talvolta prendono anche quaglie.

Popolazione. Nella Statistica medica del professore Zucca era notata di anime 1931 nel 1830, di 1961 nel 1832, e di 1837 nel 1841, in famiglie 573. Sarà stazionaria non perchè non sia moltiplicazione, ma perchè fuggesi la fatica di far con accuratezza il censimento, e basta ritoccar leggiermente le ultime cifre per dar a intendere che si è fatto quel che si è ommesso, e si è fatto studiosamente quello che si è fatto negligente-mente. In un lavoro che fecesi son già alcuni anni sopra il feudo del ducato di Mandas si notavano anime 2009 distinte in maggiori di anni 20, maschi 730, femmine 712, e in minori maschi 330, femmine 237.

Le medie che si dedussero dal passato decennio furono le seguenti, nascite 90, morti 48, matrimonii 25.

Il vitto de’ manderesi è più generalmente animale che frugale. Essi vanno soggetti nell’inverno e nella primavera ad infiammazioni toraciche, nell’estate a sconcerti nell’apparato digerente, nell’autunno a febbri periodiche e reumatiche. Attendono alla sanità de’ medesimi un medico, un chirurgo, quattro flebotomi ed uno speziale. La vaccinazione procede felicemente.

Professioni. Sono applicate all’agricoltura persone 480, alla pastorizia 50, a’ mestieri 56, al negozio 10, alla vendita delle merci 7, al trasporto 20. Si possono quindi notare preti 5, frati 12, medici 1, chirurghi 1, flebotomi 4, speziali 1, e notai 5.

Le famiglie possidenti non pajono esser meno di 460. Le famiglie nobili sono 5 con individui 30, le più ricche 6. I nullatenenti locano la loro opera, e vivono facilmente.

I telai sono l’occupazione delle donne, e tanti per lo meno quante sono le case. Quelli che incessantemente si adoperano non saranno meno di duecento. Si sono già introdotte macchine migliori, e non andrà molto che cadano in disuso le antiche, nelle quali poco profittavano le mani più laboriose. Lavoransi annualmente circa 800 pezze tra il panno e la tela per il vestiario della famiglia o della servitù d’uno e altro sesso. Il superfluo si vende nelle fiere. Ne’ nuovi telai si tesse il cotone e il filo per fodre, coperte di letto e fazzoletti.

Istruzione pubblica. Concorrono alla scuola primaria non più che 24 fanciulli, da’ 110 che sono, tra’ sette e i quattordici anni. Il profitto di quelli che fanno i tre anni di corso è ben piccolo o nullo, se non abbiano una particolare privata ripetizione.

Sono in Mandas persone che sappian leggere e scrivere 75.

Si era già prima del 1610 provveduto perchè nel paese si avessero le scuole di latinità, dalle prime lettere fino alla sintassi, ed a questo patto i frati osservanti vi poterono fondare un convento; ma non avendo questi potuto adempire a quell’obbligo non si ebbero mai quelle scuole. Il cavaliere Bartolommeo Casu legava poi i suoi beni per la fondazione delle scuole pie, la quale probabilmente si effettuerà quanto prima, perchè quei padri sono già entrati in possessione de’ redditi.

Istruzione religiosa. Questa si coltiva con zelo e se ne vedono certi gli effetti. I mandaresi non credon già a fattucchierie, stregonerie, e solo persiste in alcuni del popolo la vana osservanza di certi giorni ne’ quali credesi operar malauguratamente se incomincino un servigio, cangino alloggio, ec. Una cosa che pare particolare negli agricoltori mandaresi è questa, che temono potar le viti nella terzultima settimana di quaresima. Continuando la istruzione mancheranno anche queste stolte opinioni. Io ho notato qui e in altre parti i pregiudizii che sono ancora fra’ popoli sardi, perchè si sappia dagli esteri quali e quanti sieno, e veggano che sono più pochi e men detestabili, che quelli che essi sanno essere comuni nelle basse classi della loro nazione. Così riformeranno i perversi giudizii che temerariamente formarono sullo stato morale de’ sardi.

Forza armata. All’ordine pubblico in questo e ne’ prossimi paesi v’è stabilita una stazione di cavalleggieri. Questi popolani sono gente di buona pasta e laboriosi.

Agricoltura. Il Mandarese è una regione di gran fertilità, attissima a’ cereali come le prossime terre della Trecenta.

Si seminano ordinariamente starelli di grano 4500, d’orzo 500, di fave 1000. La coltura del lino, del granone e de’ legumi è molto ristretta. La produzione dipende dalle influenze delle meteore primaverili: se le acque sono opportune il frutto è cospicuo, in altro caso assai scarso. La comune fruttificazione del grano è al decuplo, quella dell’orzo e delle fave al ventuplo.

L’orticoltura non è esercitata che in piccoli spazii. Le specie solite sono pomidoro, melloni, zucche, cocomeri, citriuoli.

Gli alberi fruttiferi comuni allignano bene. L’ulivo vi prospera, ma la sua coltura va lentamente, sebbene il terreno sia conosciuto molto idoneo. L’essere la regione molto dominata da’ venti, e grandissima la loro forza, fa che i frutti sieno più pochi che prometteva la fioritura. I mignoli degli ulivi sono spesso strappati e manca la raccolta. Accade ancora che sottentrando a’ tiepidi fiati nel febbrajo e marzo i gelidi soffi della tramontana e del maestrale, i fiori siano bruciati, e la fecondità naturale de’ vegetabili sia soppressa.

Vigne. Queste occupano poco men che il decimo dell’area territoriale. Si coltivano tutte le uve più comuni, e alcune delle più pregiate, quali sono la galetta, la colombana, la malvagia, la canajuola, la vernaccia, il moscatellone. Il prodotto della vendemmia in vini ordinarii o neri, come soglion dire, non è minore di quartieri cagliaritani 85 mila, in vini gentili non minore di quartieri 2000. Di mosto cuocesi quella quantità che è necessaria per la provvista della sappa, e non se ne brucia per acquavite che quanto vuolsi dal consumo del paese e di alcuni luoghi vicini.

Tanche. Intorno a’ predi è una piccola zona di terre chiuse dove si semina, e nell’anno di riposo si introducono le bestie domite a pastura.

Pastorizia. I pascoli mandaresi sono buoni e copiosi. Nel bestiame manso sono buoi al servigio agrario 700, vacche mannalite 50, cavalli e cavalle 100, majali 120, giumenti 300: nel bestiame rude vacche 470, cavalle 200, pecore 3500, porci 1600.

I formaggi sono di mediocre bontà, e se ne esportano da’ negozianti cagliaritani più di 250 cantare.

L’apicoltura è poco estesa.

Commercio. I mandaresi vendono a’ suddetti negozianti le pelli e i cuoi, perchè non si ha nel paese il comodo di conciarli: e vendon pure a’ medesimi annualmente 15 mila starelli di grano, e a’ loro vicini acquavite, un po’ di vino, panno comune, tele e altre manifatture. Il totale del guadagno si può calcolare non minore di lire nuove 115 mila.

Nel paese sono due botteghe per istoffe di fabbriche estere, e altre botteghe per quegli articoli che sono necessarii.

Religione. Il popolo di Mandas sta sotto la giurisdizione dell’arcivescovo di Cagliari, come vescovo dell’antica diocesi di Dolia, ed è curato nelle cose spirituali da un rettore con l’assistenza di altri quattro preti. I frutti decimali che sono corrisposti in natura producono ordinariamente una cifra non minore di lire nuove 13000.

La chiesa parrocchiale, edificata nel 1605, è dedicata all’apostolo s. Giacomo il Maggiore, contiene nove altari, ed è decentemente addobbata di suppellettili, sebbene non ha guari alcuni sacrileghi abbiano con empio furto scemata quella ricchezza. Il reddito della medesima consiste in lire nuove 1500 di fitti di terreni, pensioni censuarie, e del quinto de’ frutti decimali.

Le feste principali sono tre, la prima per il titolare addì 25 luglio con lo spettacolo della corsa e la solita ricreazione della danza nazionale all’armonia delle launelle, la seconda per s. Gregorio, la terza per s. Daniele, nelle quali è gran frequenza di ospiti, e si corre il palio con cavalli di fatica, o di sella, come dicono.

Le chiese minori sono cinque, e denominate da s. Cristoforo, da s. Antonio, da s. Giovanni Battista, da s. Vittoria e da s. Sisinnio.

I minori osservanti hanno in Mandas un convento con dodici religiosi, de’ quali tre sacerdoti che si occupano negli ufficii divini, gli altri sono laici che servono per la chiesa, la cucina, la dispensa, il refettorio e l’orto, e la questua.

Campo-santo. In Mandas si è prontamente eseguito quel che il governo decretò nel 1816, e si chiuse un luogo per tumularvi i cadaveri presso la chiesetta di s. Cristoforo, nè più alcuno fu deposto nelle tombe della chiesa. Se quei popolani non fecero alcuna resistenza, ciò si deve alla istruzione che li avea illuminati, sgombrando dalla loro mente quello sciocco pregiudizio che ancora regna in molti luoghi, credendosi quei semplici esser trattati come scomunicati.

Antichità. Non mancano nel Mandarese le costruzioni noraciche, però poche, e nessuna considerevole.

Nelle regioni di s. Barbara e di Padrunou vuolsi che siano due sepolture di giganti, e che sianvisi trovate grandi ossa! Siffatte costruzioni in secco coperte con grandi pietre pare si devano riferire ai monumenti della religione antica de’ sardi, che in gran numero si trovano nelle provincie settentrionali, e che sono ivi pure appellate Sepulturas de gigantes.